« Barbara è la guerra, non i
mezzi che si adoperano per vincerla quando non siano atti di inutile crudeltà,
o, manifestazioni di volgari istinti di malvagità. »
(Con queste
parole Emanuele Paternò termina il suo rapporto del maggio 1923 alla SDN sulla
riduzione degli armamenti.)
Dopo un lungo silenzio,
riprendiamo la pubblicazione di alcuni scritti significativi di Emanuele Paternò.
Scritti sia scientifici che politici. Sebbene possano sembrare ormai senza
grande significato per il comune dei mortali, tuttavia ci illuminano da una
parte sul procedere della scienza, che fin dall’antichità classica, quando i
primi « filosofi greci » hanno gettato le basi dell'osservazione
della natura e delle sue leggi, ma soprattutto la teorizzazione in formule matematiche mai usate prima.
Furono quelle prime intuizioni teoriche che durante quasi 2500 anni, hanno
proggredito fino ad arrivare ai risultati attuali. Eppure già adesso si
intravedono nuovi orizzonti per la scienza ; orizzonti che danno le
vertigini, talmente ormai questi limiti si spostano e quasi si confondono con
la fantascienza di ieri.
Nel suo discorso di apertura dell’anno
accademico 1877-1878 della Reale Università di Palermo, Emanuele Paternò aveva
fatto l’elogio del XIX° secolo chiamato il
Secolo della Scienza ; secolo che vide lo svolgersi di grandi
rivoluzioni scientifiche. Durante l’800 furono gettate le basi della chimica e
della fisica moderne, che si concretizzano nelle due leggi sulla « indistruttibilità
della materia « e « sul principio della conservazione, permanenza e
perpetuità dell’energia ».
Oggi mettiamo in linea il
testo del memorandum che il Professore Paternò inviò alla Società delle nazioni
a Ginevra dopo la 1° guerra mondiale in merito all’uso dei gas, che tanta
energia richiese ai chimici delle due parti belligeranti.
Nel 2014 l’Accademia delle
Scienze detta dei XL, indisse un Convegno sulla Trasformazione della comunità scientifica internazionale. Il ruolo
dell’Italia. Durante la Grande guerra, che si inseriva nell’ambito del programma
« Le Scienze e la Grande
Guerra » (2014-2017) in occasione della ricorrenza del centenario
della Prima Guerra.
Emanuele Paternò, nominato
nel 1915 Presidente della Commissione per i Gas di Guerra partecipò quindi al grande sviluppo della chimica. Fu
un periodo intenso e anche pieno di difficoltà, spesso dovute alle gelosie
e interfenrenze fra i differenti
protagonisti, militari e civili.
RAPPORTO ALLA SOCIETÀ DELLA NAZIONI
(maggio 1923)
Ho l’onore di rispondere brevemente ai quesiti che la Commissione Temporanea
mista per la riduzione degli Armamenti della Società delle Nazioni, mi ha
rivolto in data del 25 marzo u. s.
Premetto che, avendo presieduta la commissione italiana che si occupò dei
gaz asfissianti e dei mezzi di garantirsene, ed avendo preso parte ai lavori
della commissione Interalleata per la Chimica di Guerra, ho avuto occasione di
esprimere il mio pensiero.
Così nella riunione della Commissione italiana del 21 novembre 1915 è
scritto:
«Il Presidente (Paternò) fa
osservare che da parte sua ha sempre dubitato della efficacia dei piccoli
proiettili con gas, e che preferisce i grossi proiettili lanciati in grande
numero, perché piccole quantità di gas non producono effetti sensibili, e solo
dalle grandi masse si possono ottenere effetti utili».
INUTILITÀ DEI GAS
In un rapporto da me diretto
in data 8 luglio 1916 al Sotto Segretario per le Armi e Munizioni scrivevo:
«La questione dei gas asfissianti e dei lacrimogeni che per la sua novità e
per le sue incognite ha più di quella dei cannoni e delle navi attirato
l’attenzione del grande pubblico, e che per ra- gioni varie ha molto
preoccupato Comandi e Truppe, mi permetta dirlo, ha mostrato di avereuna
importanza secondaria nello svolgimento dell’attuale conflagrazione, e questa
importanza non è improbabile che vada diminuendo nelle guerre future; mentre ai
velivoli e ai sottomarini è riservato un avvenire sempre maggiore.
«È noto che le varie polveri,
antiche e moderne, nell’atto della esplosione svolgono enormi quantità di
ossido di carbonio, che è forse il gas più velenoso che esista; eppure, mentre
in una stanza chiusa, bastano a produrre la morte per ossido di carbonio pochi
tizzoni accesi, in campo aperto, lo scoppio di molti e molti chilogrammi di
esplosivo non produce casi di asfissia; e solo tal- volta è stato osservato che
vicinissimo al luogo dello scoppio si può avere qualche capogiro o della
nausea. In marina nelle torri di tiro, ove l’ambiente è limitato, si sono avuti
incidenti incresciosi.»
Se una bomba contenente parecchi chilogrammi di acido picrico, che produce
esplo- dendo una massa enorme di gas velenoso e che, secondo calcoli precisi
nei numeri ma errati nel concetto, può avvelenare uno spazio di centinaia di
metri cubi, non produce che rara- mente qualche capogiro, l’effetto dello
scoppio di una granata contenente un chilogrammo di acido prussico non può
essere che quello di avvelenare (ove non siano diversamente colpite) le persone
sotto il cui naso scoppia.»
Convinto di quanto ho superioramente esposto, ho sempre sostenuto in
Commissione e presso V. E. che l’uso di granate e proiettili contenenti piccole
quantità di asfissianti si sa- rebbe mostrato nella pratica assai poco
efficace; ma per ragioni che debbono essere di molto valore, non sono stato
ascoltato. Per citare un esempio nella seduta della Commissione del 21 novembre
tra le altre cose avevo detto «quando si vogliono usare piccoli proiettili sono
pre- feribili quelli carichi con potenti esplosivi anzichè quelli con gas
asfissianti perché i primi ucci- dono e devastano assai più dei secondi.»
Premetterò ancora che essendo stato privatamente invitato a guerra finita,
a dare il mio parere sopra una clausola da introdurre nel trattato di pace con
la Germania, e con la quale si imponeva a questa di comunicare agli alleati i
processi di preparazione degli asfissianti, scrivevo al Generale Diaz nei
seguenti termini:
«Gli Alleati hanno perfetta
conoscenza dei gas deleteri adoperati dai nemici, nei diversi fronti, dal
principio della guerra sino alla fine. Nel fronte italiano è stato fatto uso
dai nostri nemici di fosgene solo o mischiato al cloro, del bromo-acetone, del
cloruro e del bromuro di cia- nogeno, della iprite e di alcuni composti
arsenicali, oltre all’etere cloroformico e all’etere cloro- formico triclosmato
(palite e surpalite dei francesi); e sul fronte della Francia e del Belgio dopo
i primi tentativi col cloro, col bromo e con vapori nitrosi o solforosi, credo
che i tedeschi non ab- biano ricorso ad altri prodotti deleteri oltre a quelli
indicati, non tenendo conto dei fumigeni.
«Oltre a ciò gli alleati (americani,
inglesi, francesi ed anche Italiani) percorrendo tutto l’esteso campo della
chimica, hanno sottoposto ad accurato esame centinaia e centinaia di sostanze
che si presumeva potessero aver delle proprietà aggressive, ed i vari governi
alleati possiedono una documentazione completa dal punto di vista chimico e
fisiologico dei prodotti più vari. In quanto alla produzione industriale delle
sostanze riconosciute più efficaci, gli alleati hanno compiuto degli studi
esaurienti e per molte di esse non sarà certamente molto da apprendere dai
segreti di fabbrica tedeschi, anche se vengono dati sinceramente.
«Per alcuni prodotti si sono
incontrate in principio delle difficoltà, per esempio l’iperite, i composti
arsenicali e la surpalite, ma sono state superate felicemente. E se in Italia
taluni prodotti non sono stati preparati non è già per ignoranza dei processi
industriali, ma per difficoltà degli impianti e deficienza delle materie prime.
Così per i composti per i quali era necessario
l’impiego del bromo, del jodio, e dei cianuri. Ma anche per questi ultimi si era già sulla via del
successo, e si era già iniziata la preparazione del cloruro di cianogeno con un
processo molto economico.
«Nel complesso pochissimi elementi
nuovi i tedeschi o austriaci hanno fornito agli alleati anche con dichiarazioni
veridiche, e non tali certamente da arrecare notevole vantaggio d’ordine
militare. Si aggiunge che recentemente una commissione interalleata ha visitato
le fabbriche te- desche e dell’altra sponda del Reno, ed ha tratto i possibili
dati di pratica utilità.
«Se è necessario, posso stendere una
relazione particolareggiata, esaminando una a una le sostanze deleterie
impiegate o preconizzate, per confermare il mio pensiero, che cioè è senza
pratica utilià richiedere al nemico i segreti di fabbricazione di sostanze che
siamo in grado di prepararci. Con ciò non intendo di negare l’utilità di
avvalerci dell’esperienza degli altri.»
VELIVOLI E SOTTOMARINI, ARMI DEL
FUTURO
I fatti hanno pienamente confermato il mio convincimento che i velivoli ed
i sottoma- rini avranno un’azione preponderante nelle guerre future, ma lo
stesso non è avvenuto per il mio giudizio sull’avvenire dei gas asfissianti e
doveva essere così, perché mentre dei velivoli e dei sottomarini si sono
occupati e si occupano persone competenti; intorno ai gas asfis- sianti si
sbizzarrisce l’imaginazione di persone non preparate; e la Stampa politica di
tutto il mondo ha aperto le sue colonne ad ogni specie di stranezze ed
esagerazioni.
A me sembra che la campagna che da alcuni anni si va facendo in Italia e
fuori, da per- sone in gran parte orecchianti, sull’avvenire della chimica di
guerra, gli spauracchi di nuove e mirabolanti scoperte, sia una campagna di
parole priva di ogni base veramente seria e ponderata. Credo inoltre che
esagerando i pericoli, si concorre ad accrescere e a giustificare nelle masse
il terrore dell’ignoto.
L’uomo è così fatto che, anche di animo debole, affronta i pericoli
conosciuti, ma in- nanzi all’ignoto, anche gli animi più forti indietreggiano.
Onde è deplorevole che con esa- gerazioni paurose si descrivano gli effetti
terribili e catasctrofici di immaginari mezzi di guerra che sono di là da
venire.
Prima di consumare mezzi ed energie, di propagare spaventose previsioni, o
di creare mastodontici servizi per la ricerca di nuovi agenti chimici, e dei
mezzi di proteggersene, sa- rebbe necessario raccogliere, coordinare e vagliare
con criteri sapienti e con assoluta sincerità e verità, gli elementi forniti
nell’ultima guerra.
La grande guerra in fondo si è combattuta sopra due fronti, quello Italiano
e quello franco-belga; negli altri fronti si hanno avuto soltanto degli
episodi.
Ora è della maggiore utilià conoscere con precisione e non per impressione:
I) Quanti attachi siano stati fatti dai nostri nemici con gas asfissianti.
a) quali con ondata)
b) quali con proiettili di vario calibro
c) quali lanciati con bombe a mano, con fucili ed in
generale a brevi distanze
d) quali da velivoli
II) Quali, sono stati gli effetti di questi attacchi.
Una ricerca analoga deve farsi per gli attacchi fatti dagli alleati ed i
successi ottenuti.
III) Stabilire con precisione e senza preconcetti quello che tutto ciò sia
costato per ma- teriali e servizi.
IV) Esaminare gli effetti ottenuti coi mezzi di protezione individuale e
collettivi (com- presi quelli per gli animali) e valutarne il costo, cercando
di eliminare i casi nei quali si è ri- corso alle maschere non già per
garantirsi dagli asfissianti, ma per premunirsi da timori immaginari dei loro
attacchi.
Una inchiesta di questa natura è solo possibile alla Società delle nazioni.
Ma senza la conoscenza esatta del costo e dei risultati effettivi prodotti, non
è possibile giudicare quale sarà l’avvenire di questo strumento di guerra, e la
convenienza di preferirlo ad altri.
Le indagini, sommariamente indicate, fatte con scienza e coscienza credo
sarebbero di grande utilità, forse potrebbero convincere che i danni prodotti
dall’uso di gaz asfissianti, spogliati da ogni esagerazione e da ogni vago
timore, sono assai minori di quelli che con eguale spesa si sarebbero ottenuti
con mezzi che possono essere creduti e giudicati meno barbari. La speranza che
più per tornaconto che per sentimento umanitario, sempre men- zongero, possa
abbandonarsi l’uso del gas asfissianti non mi sembra perduta.
Fintantochè tutto ciò non sarà chiarito, è lecito pensare ancora, come
pensavo nel 1915, all’inizio della guerra chimica, che dei tre nuovi strumenti
bellici che emersero nella grande guerra, due cioè i sottomarini ed i velivoli
avranno sempre maggiore sviluppo e maggiore efficacia, il terzo forse sarà destinato
a qualche nuova prova ma finira per essere abbandonato.
CONSIDERAZIONI SULL’USO DEI GAS
Ed in questo pensiero sono confortato dalle considerazioni che l’uso del
gas sotto forma di nubi, è subordinato alle condizioni metereologiche e di
posizione; non basterebbe, per ricorrervi a tempo opportuno, il trovare mezzo
per addestrare i venti; perché anche col vento favorevole non può adoperarsi
che in piano, e mai per colpire posizioni più elevate.
L’uso dei gas come proiettili, per avere efficacia, quando si tratta di
prodotti volatili deve essere fatto in masse enormi, mentre adoperando sostanze
che permangono rende im- possibile l’occupare le posizioni sgombrate dal
nemico, ed è inciampo alle operazioni militari ulteriori.
La necessità che gli eserciti siano muniti di buone maschere, diminuisce
enormemente l’utile che può trarsi dal soldato; le maschere che impediscono di
parlare a voce alta, sono una pastoia grandissima per gli ufficiali e per i
militari; non vi è apparecchio per quanto perfezionato al quale l’uomo, anche
nei lavori di pace, possa adagiarsi lungamente, e lo sanno i pompieri, i
palombari ed anche i minatori, che non soffrono tutte le insidie ed i pericoli
di chi combatte.
L’impiego degli aggressivi per mezzo dei velivoli deve ancora essere
disciplinato, ed i ri- sultati ottenuti nei semplici bombardamenti non sono
tali da incoraggiare; nè le notizie dei giornali politici meritano confidenza.
L’impiego delle bombe asfissianti contro le navi inmoto, o anche nell’ancora,
lanciate da aeroplani, presenta difficoltà che è difficile da supe- rare, ed è
di una efficacia assai dubbia.
La ipotesi che possano anche con tenace valore scoprirsi e prepararsi in
grande quantità sostanze nuove che presentino su quelle finora conosciute una
grande superiorità bellica, non è pratico fondamento quantunque non sia da
escludersi. La conseguenza del razionale sviluppo e del progresso scientifico
non permette l’affermazione che possono, con maggiore o minore studio,
ottenersi composti quali la morbosa immaginazione di taluno può far cre- der.
Così l’argomento che mentre al principio della guerra i gas asfissianti
conosciuti am- montavano a una trentina, mentre oggi ne sono stati elencati più
di mille, non ha alcun va- lore quando si rifletta che in questo rapido
aumento, da 30 a 1000, non è compreso alcun prodotto di nuova scoperta, e che
il fosgene, il cloruro di cianogeno e l’iperite, che occupa- vano il primo
posto fra i trenta, sono rimasti al primo posto anche fra i mille. La
conseguenza più logica che possa trarsi da questa constatazione è semplicemente
quella che i nuovi studi su mille sostanze non hanno approdato a nulla.
Non vorrei che per timore delle stragi future, i popoli fossero spinti a
tentare, come i titani, una scalata all’Olimpo della Chimica di Guerra. Bando
dunque alla esagerazione. Si studi il problema con calma, si raccolgano dati
sicuri, si misuri il pericolo effettivo coi criteri della fredda ragione, quale
è dovere delle persone serie, e più di tutto non sia dato ascolto agli
incompetenti ed agli inventori di mestiere.
CONCLUSIONE
In poche parole, la mia conclusione è che dai prodotti della chimica non vi
è da sperare o da temere per gas asfissianti, lacrimogeni, soffocanti
ecc. un successo maggiore di quello che si otterrà coi progressi negli
esplodenti. Bisogna tener d’occhio l’argomento, come si segue il progresso
della stabilità e della potenza degli esplodenti ma senza esagerazione.
Per quello che concerne la guerra batteriologica, penso che nessun governo
e nessun capo di esercito possa pensare sul serio di ricorrervi, perché essa
presenta lo stesso pericolo per chi la usa; nè credo valga la pena di spendere
parola per dimostrarlo. Può soltanto essere in casi eccezionali estremo
consiglio alla disperazione, peggiore di quello di incendiare città propria per
impedirne l’occupazione da parte del nemico. Ma ciò non ha tolto che sempre ed
in ogni epoca si è attribuito al nemico questo immaginario delitto – nella
guerra del Pe- loponneso gli Ateniesi credettero che i loro nemici avessero
avvelenato i pozzi – ed anche recentemente non sono stati pochi i casi di supposti
confetti, sigari avvelenati e carne avve- lenata, di supposti avvelenamenti
dell’acqua dei fiumi, e di sospetti dell’uso delle culture di carbonchio e di
altre malattie che colpiscono gli uomini e gli animali. Ma i sospetti sono
sempre rimasti nel campo delle illusioni.
Rammento tra l’altro che nella tornata dell’8 settembre 1915 della
Commissione pei i gas asfissianti, il Generale Vitelli, Ispettore generale
delle costruzioni di Artiglieria presentò un rapporto sulla possibilità che i
tedeschi usassero anche culture di colera. La guerra è finita senza che nulla
di simile sia avvenuto.
Prima di porre fine a queste poche considerazioni credo utile dichiarare
che per brevità ho usato la parola gas asfissianti per indicare tutte le
sostanze chimiche diversamente agressive in parte, siano esse gassose, liquide
o solide, e siano soffocanti, velenose, lacrimogene, starnutatorie, vescicanti
ecc, senza avvalermi delle elencazioni più o meno arbitrarie ed esatte, che ne
sono state fatte.
Similmente è stato lungi da me il pensiero,
che, per un inopportuno sentimento uma- nitario, debbano nella guerra
escludersi i mezzi di offesa che hanno maggiore efficacia per ottenere più
presto e con minori sacrifizzi la vittoria. Barbara è la guerra, non i mezzi
che si adoperano per vincerla quando non siano atti di inutile crudeltà, o,
manifestazioni di volgari istinti di malvagità.
Roma 15 maggio 1923
E Paternò
ALLA SOCIETÀ DELLE NAZIONI
Commissione Temporanea Mista
Per la riduzione degli Armamenti
GINEVRA
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