Testo della conferenza data da Monica Paternò di Sessa al Parlamento Europeo di Bruxelles su invito dell'Onorevole Marie Christine Arnautu
Se sono qui oggi per presentare le
memorie di Emanuele Paternò di Sessa, chimico e accessoriamente mio bisnonno,
non è solo in qualità di grande chimico italiano, ma soprattutto quale
esponente di quella scuola, culla della chimica italiana portata a livello
europeo e internazionale dall’ingegno e dalla volontà del suo maestro e mentore
Stanislao Cannizzaro.
Come ogni presentazione delle vita e
delle opere di un personaggio, dovrei iniziare con la sua biografia, che come
si vedrà esce dal normale.
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| Conferenza al parlamento Europeo a Bruxelles 11 aprile 2019 |
Vorrei invece iniziare questa mia
presentazione delle memorie del Professore Paternò di Sessa con il presentarvi Palermo
quale « faro della scienza alla fine del 19 secolo », come lui stesso
scrisse.
La città siciliana merita questa
appellazione grazie all’opera di Stanislao Cannizzaro. Dopo gli anni di esilio,
frutto della sua partecipazione ai moti del gennaio1848, egli tornò a Palermo
subito dopo lo sbarco di Garibaldi e dei Mille nel luglio del 1860.
Durante gli anni dell’esilio,
1849-1860, grazie ad una lettera di presentazione del Professore Piria, il
maggiore chimista dell’epoca, Cannizzaro frequentò i laboratori di chimica a
Parigi e riprese i corsi sempre di chimica con i più importanti professori e
ricercatori dell’epoca : Auguste Cahours, Eugène Chevreul, Regnault al
Collège de France, Wurtz e soprattutto frequentò il laboratorio di
Jean-Baptiste Dumas.
Nel 1851 fu nominato Professore di
Chimica nel Collegio nazionale di Alessandria, e nel ’53 ottenne la cattedra
all’università di Genova.
Nel 1858 uscì il suo testo più
importante, che ebbe una grande influenza sulla teoria atomica-molecolare :
« il Sunto di un corso di filosofia
chimica fatto nella Reale Università di Genova » .
Nel settembre del 60, appena tornato
in Sicilia fu invitato al 1° Congresso Internazionale di Chimica, organizzato
dai due grandi Chimici KEKULÉ, tedesco e
WURTZ francese, a Karlsruhe, per permettere ai chimici dell’epoca di
confrontarsi sulle definizioni di atomo, molecola, equivalenza, atomicità. Anche
se i congressisti si separarono senza raggiungere un accordo, l’intervento
appassionato di Cannizzaro portò i suoi frutti.
Partendo dalla teoria di Avogadro,
chimico italiano che nel 1811 emise l’ipotesi che le molecole, come si pensava,
non erano formate da un solo atomo, ma da più atomi collegati fra di loro,
Cannizzaro « … operò una netta distinzione tra atomi e molecole ed ammise
che le molecole elementari potessero essere biatomiche … ed espose un metodo
corretto e non ambiguo per la determinazione dei pesi molecolari… » Il
chimico russo Dimitri Mendeleev, di cui si commemora quest’anno il 150°
anniversario della sua Tabella della Periodicità degli elementi chimici, mostrò
grande interesse per l’intervento di Cannizzaro ed ebbe la prima intuizione
della legge della periodicità degli elementi, che doveva concretizzarsi dieci
anni dopo nella prima elaborazione della famosa tabella. 1869.
Nel 1861 Cannizzaro fu nominato
professore di Chimica organica e inorganica dell’Università di Palermo, di cui
fu anche Rettore nel 1865-67.
Questo breve richiamo della vita e
dell’opera di Cannizzaro precedente la sua nomina a professore universitario,
ci permettono di comprendere e spiegare le sue azioni successive.
L’aver frequentato durante l’esilio,
i maggiori laboratori, di Parigi soprattutto, e aver seguito come abbiamo visto
i corsi dei più importanit chimici dell’epoca, gli premise di individuare
facilmente le lacune dell’Università palermitana in fatto di laboratori, mezzi
scientifici e di ricerca ; quindi di dettare le sue volontà, per potere
accettare la nuova carica di docente universitario a Palermo. Reclamava una
trasformazione moderna dei vecchi laboratori non più capaci di svolgere un vero
e proprio lavoro di sperimentazione e ricerca. Ottenne non meno di tre
laboratori distinti : per gli esperimenti del corso pubblico di chimica, per
gli sperimenti pratici e speciali di farmacia, medicina, scienze naturali, e
per le ricerche proprie del Professore e dei suoi assistenti, oltre una scuola
pratica per le manipolazioni e le analisi quantitative e qualitative. Suo
desiderio : fornire alla facoltà di Palermo i mezzi e gli attrezzi per
portarla al livello delle maggiori università di Chimica d’Europa.
Una volta installato nel suo ruolo di
Professore di chimica, fu suo compito principale far venire a Palermo, non solo
nuovi allievi, anche stranieri, ma soprattutto, come docenti, Chimici già
conosciuti e affermati. Fra questi ricordiamo il tedesco Guglielmo KÖRNER, il
francese Alfred NAQUET, l’austriaco Adolf LIEBEN, che tanta influenza ebbero sugli
studi e sulla vita di Emanuele Paternò, di cui avremo modo di parlare in
seguito.
Nel 1926 il chimico Guido Bargellini,
già allievo del Cannizzaro scrisse : « … dopo il 1860, preferì
tornare nella sua isola diletta, a Palermo, e là divenne veramente il maestro.
A Palermo seppe circondarsi di amici e di allievi, non solo italiani, ma anche
stranieri attratti dalla fama di cui egli godeva nel mondo scientifico. E Palermo
divenne un centro di cultura chimica di primo ordine : Palermo fu il primo
vero focolaio di studi di chimica che sorse in Italia. »
Tutta questa effervescenza
intellettuale era inoltre intrattenuta dalle riunioni serali che si tenevano in
casa dei Cannizzaro, dove gli scambi scientifici e culturali erano tanto più
proficui che tenuti nella più completa libertà. Da queste riunioni Emanuele
Paternò riconosce averne tratto enorme vantaggio.
Altre facoltà di chimica di grande
valore esistevano allora in Italia, ma è a Palermo che in questi primi anni
dell’Unità d’Italia ferveva una vera passione per la ricerca chimica e che si
costitui una vera Scuola culturale chimica intorno ad un Maestro inconfutabile.
L’atmosfera era tale che
farà dire più tardi a Emanuele Paternò, come abbiamo già accennato : « È cosa notevole che di questi quattro
(Shiff, Lieben, Naquet, Koerner NDR) ben
tre, attirati da Cannizzaro, lavorarono a Palermo. Cossicchè può dirsi che nel
periodo del 1860 al 1870 un solo faro brillava ed era nella vecchia
Sicilia ». [1]
Questo preambolo era necessario per
poter ora parlare della vita e dell’opera di Emanuele Paternò di Sessa, che tra
i chimici suscita sempre molto interesse e ammirazione e che si iscrive nella
continuità di interessi e ricerche scientifiche di S. Cannizzaro. La vita
difficile dei primi anni passati in esilio ha forgiato in lui, da una parte un
carattere volontario e inflessibile, ma ha anche portato all’affermazione di
una grande umanità nei confronti dei suoi simili. Se la forte volontà gli ha
permesso di non farsi mai travolgere dalle vicissitudini della vita politica e
scientifica, che non lo hanno risparmiato, il suo profondo senzo umano lo ha
reso sempre molto attento alle angustie e difficoltà dei suoi amici. L’esempio
più evidente fu l’aiuto che portò al suo amico Francesco Crispi, i cui ultimi
anni di vita furono economicamente e familiarmente molto duri.