Essa anticipò di mezzo secolo l’azione che, dal 1839 al 1847, svolsero i Congressi degli scienziati «Se degli scritti dottissimi e del mirabile ingegno di Anton-Mario Lorgna – dice il Palcani –. tacessero per inaspettato destino le lettere e gli uomini; niun’altra cosa si sapesse di lui fuor solamente che egli, privato ed in mediocre fortuna, divisò la Società italiana, la compose, la stabilì, la resse, e l’elevò alla gloria, ciò basterebbe a mio avviso a de- rivargliene ogni maniera di commendazione.Che di vero scorrere tutta quanta la grandezza di Italia, vederla divisa e quasi squarciata in parti per istituzioni politiche e per costumi diversissimi: comune legame ammortito da particolari affetti l’amore nazionale chiari ingegni sparsi per tutto a dovizia, ma rare volte curati nelle terre loro medesime, e divise dalle altre da provinciali rivalità, destarli ciò non pertanto, volgerli ad una generale collegazione, animarli a lunga e molta fatica, senza offerta di premio, sottoporli a provvide leggi senza arroganza di comando e di ottenere pienamente con privati uffizi ciò che arduo e duro poteva sembrare all’oro stesso ed alla forza dei Re. Questa è veramente gran cosa ed innanzi al Lorgna inaudita».
Sembra certo che le prime intelligenze per la fondazione della Società siano corse fra ven- tiquattro scienziati, che ne formarono per così dire il nucleo. E di essi fecero parte Scarpa, Spal- lanzani e Volta per non dire di altri illustri, ed è notevole, a conferma dello spirito animatore della Società, che tra questi primissimi erano compresi scienziati di ogni regione, da Rovereto (i fratelli Fontana) a Trapani (Ximenes). Anche Domenico Citiho fu dei loro, e primo Statuto della Società fu concordato tra i ventiquattro e redatto nel 1786, ed in esso fu fissato a quaranta il numero dei soci tutti italiani. Lo Statuto subì delle modificazioni nel 1799 e nel 1803.
Questo tuttora vigente fu redatto da una Commissione composta di Cannizzaro, Meneghini, Schiaparelli, Tardy e dai segretari Cremona e Razzaboni ed approvato dal suffragio di 32 Soci.
Sorgeva la nostra Società delle Scienze con programma nazionale quasi a contrasto di quelle che pullulavano in tutte le città italiane, anche piccolissime, a nascondere la vacuità del fine, fregiate da nomi strani che anzicchè a risvegliare l’amore per gli studi, servirono a stemperarlo, ed addormentarlo in vane dispute ed in esercizi arcadici. Cosi a Bologna si avevano i Confusi, i Difettosi, i Sonnolenti, quelli della Notte del piacere e tanti altri. A Venezia si raccoglievano gli Alleati, i Disingannati; a Firenze gli Umili, gli Infuocati; a Napoli gli Intronati, i Lunatici; a Perugia gli Eccentrici; gli Insipidi, i Melanconici, gli Infecondi, gli Sterili a Roma; a Siena i Trapassati: nomi tutti che tradiscono la vacuità di queste Asso- ciazioni, esponenti di vanità, di frivolezze e di servilismo.
