INTORNO ALL’AZIONE DEL
PERCLORURO DI FOSFORO SUL CLORALE
NOTA DI EMANUELE PATERNÒ.
(Giornale di Scienze Naturali ed Economiche Anno
1869 – vol V)
Questa nota apparsa nel 1869, cinque anni prima che Van't Hoff e Le Bel, separatamente, arrivassero alla medesima conclusione, non ebbe purtroppo nessuna risonanza. Adolf Lieben, suo maestro a cui Paternò sottopose la sua teoria, lo scoraggiò e il giovane scienziato mise nel "tiretto" il suo scritto e lo dimenticò. Fu solo molti anni dopo che grazie ai suoi allievi, il merito della scoperta gli fu riconosciuto.
"Questo è forse il capolavoro scientifico di Paternò, una idea teorica e
speculativa portata avanti col coraggio dei suoi 22 anni ...
che, utilizzando nel 1869 i modelli
di Kekulè, applicò
per la prima volta la teoria del carbonio tetraedrico ai composti organici
saturi..." (Giorgio MONTAUDO, "L'Opera scientifica di Emanuele Paternò",
Università di Catania, Dipartimento di Scienze chimiche)
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| Schizzo di E. Paternò |
Le
aldeidi trattate col percloruro di fosforo scambiano l’ossigeno con due atomi
di cloro. La stessa reazione sembra avvenire quando s’impiega invece di
un’aldeide (idruro di radicale acido) il cloruro dell’acido corrispondente, e
si producono in quest’ultimo caso dei derivati triclorurati dell’idrocarburo
fondamentale, che contengono i tre atomi di cloro connessi col medesimo atomo
di carbonio. Cosi Schisckotf e
Rosing[1] ottennero dal cloruro di benzoile C6 H5
CO Cl, il toluene triclorurato C6 H5 C Cl3,
e Berthelot un derivato della formula C4 H7 Cl partendo
dal cloruro di butirile. Però tale reazione è sovente più complicata, poiché
quando è necessario l’uso di un’alta temperatura, il percloruro di fosforo
agisce contemporaneamente come se fosse cloruro libero, riducendosi in
tricloruro, e si formano prodotti di una sostituzione più inoltrata. Per tal
ragione nell’azione suddetta del percloruro di fosforo sul cloruro di benzoile
insieme al toluene triclorurato si formano il toluene tetraclorurato ed il pentaclorurato,
come risulta dalle esperienze di Limpricht[2].
Volendo intraprendere un lavoro sulla
isomeria dei derivati alogeni degli idrocarburi Cn H2n+2
fui condotto a provare se i prodotti di sostituzione clorurati dell’aldeide si
fossero comportati come l’aldeide stessa per l’azione del percloruro di
fosforo; nel qual caso mi sarebbe stata possibile la produzione di una serie di
derivati clorurati del dimetile (idruro di etile), la cui costituzione veniva
chiarita dalla loro formazione stessa ; cioè, partendo dall’aldeide mono, bi e
triclorurata avrei ottenuto i composti :
CH2Cl, CHCl2,
CHCl2, CHCl2, Ccl5, CHCl2 ;
i
quali, comparati coi composti della stessa formula, ottenuti da Regnault e da
altri per vie differenti, avrebbero anche rischiarato la costituzione di questi
ultimi.
Ho
incominciato il mio studio trattando il clorale col percloruro di fosforo, ed
ho ottennuto infatti per tal via un derivato della formula C2Hcl5.
La reazione può esprimersi cosi !
Ccl3CHO + PhCl5 = PhCl5O + CCl3CHCl2
clorale percloruro ossicloruro nuovo corpo
di fosforo di fosforo
Aggiungendo
del percloruro di fosforo al dorale anidro, contenuto in un pallone che può
congiungersi ad un refrigerante di Liebig ascendente, e scaldando un poco, si
stabilisce una reazione energica, il liquido entra in ebollizione e il
percloruro si scioglie senza produzione di acido cloridrico. Quando la reazione
è calmata si aggiunge una nuova quantità di percloruro, e si opera dello stesso
modo sino a che le quantitià adoperate dei due prodotti siano quelle richieste
dall’equazione. Per compiere la reazione si fa bollire alla fine per alcune ore
; quindi si scompone con acqua l’ossicloruro di fosforo che si è formato e
l’eccesso del percloruro ; si raccoglie l’olio che si separa, si distilla con
una corrente di vapore d’acqua, si secca sul cloruro di calcio e si rettifica.
Esso comincia a bollire a 156° e passa tutto prima di 160°. Dopo una o due
distillazioni frazionate si ottiene un prodotto che bolle alla temperatura
fissa di 158° (senza correzione), e che ha dato all’analisi i numeri seguenti :
I.
gr. 0,439 di sostanza diedero gr. 0,1915 di CO2 e gr. 0,025
di H20;
II.
gr. 0,2815 « « gr. 1,0017 di AgCl.
Deducendo
da questi numeri la composizione centesimale si ha :
Esperienza Teoria
per C2HCl5,
I, II.
Carbonio 11,80 — 11,85
Idrogeno 0,63 — 0,50
Cloro — 88,03 87,65.
Questo composto ch’io chiamerei
dimetile pentaclorurato, nome preferibile a quelli di cloruro di etile
quadriclorurato, o d’idruro di etile pentaclorurato, è un olio scolorito e
limpido, di un odore speciale che si avvicina a quello del cloroformio. Bolle senza
scomposizione a 158°. La sua densità comparata con quella dell’acqua alla
stessa temperatura fu trovata a 0° eguale a 1,71 ed a 13° eguale ad 1,69. Esso
é solubile nell’alcole e nell’etere ; raffreddato in un miscuglio di sale e
neve (—18°) non cristallizza, però può cristallizzarsi facilmente col freddo
prodotto dall’evaporazione rapida dell’anidride solforosa.
Nel trattamento sopradescritto del
clorale col percloruro di fosforo insieme al dimetile pentaclorurato si forma
un’altra sostanza, che non ho potuto ottenere a quello stato di purezza
necessario per l’analisi. Tale sostanza si separa facilmente perchè
non è trasportata dal vapor d’acqua, e resta nell’apparecchio distillatorio
come un olio bruno che si solidifica dopo un certo tempo.
Il
dimetile pentaclorurato, riscaldato con percloruro di fosforo a 250" in
tubi chiusi, si trasforma integralmente in sesquicloruro di carbonio,
producendosi nello stesso tempo tricloruro di fosforo ed acido cloridrico. A
purificare il sesquicloruro di carbonio si aggiunge acqua al prodotto della
reazione, si lava, si comprime fra carta sugante e si cristallizza dall’etere.
Così depurato ha dato all’analisi 89,90 per cento di cloro; la teoria richiede
89,87.
Se
si versa del dimetile pentaclorurato in un vaso pieno di cloro, e si espone ai
raggi solari diretti, dopo una mezz’ora le pareti del vaso si ricoprono di
cristalli di sesquicloruro
di carbonio.
Già
da molto tempo furono descritti da Regnault due composti della formola C2HCl5,
dei quali, quello derivato dal cloruro di etilene bolle a 153° ed ha a 0° la
densità di 1,663, l’altro che si ottiene trattando col cloro il cloruro di
etile triclorurato bolle a 146° ed ha per densità 1,644 (non è indicato a quale
temperatura). Inoltre Hübner fra i prodotti dell’azione del percloruro di
fosforo sul cloruro di acetile ottenne un composto che si fonde e bolle a
180-181°, e che gli ha dato all’analisi, pel cloro, numeri che conducono alla
formula C2HCl5; ma le esperienze narrate nella memoria di
Hübner[3]
non portano a nulla di positivo, e credo probabilissimo che il corpo che questo
chimico ebbe per le mani non era altro che sesquicloruro di carbonio, il quale
per l’azione del calore può benissimo sublimarsi senza fondersi prima. Ed anzi
numerose esperienze fatte con sesquicloruro di carbonio, sia proveniente dal dimetile
pentaclorurato, sia dal cloruro di etilene, mi hanno mostrato che quando è
completamente puro non si riesce a fonderlo in tubi aperti, a pareti
sottilissime, del diametro minore di un millimetro, come si usano abitualmente
per la determinazione dei punti di fusione, perchè si sublima completamente ;
però se tali tubi si chiudono alla lampada allora si fonde alla temperatura di
181° che si allontana molto da quella stabilita da Faraday e riportata in tutte
le opere di chimica. Inoltre ho potuto convincermi che la più piccola traccia
di materia estranea permette la fusione del sesquicloruro di carbonio in tubi
aperti, ed in questo caso il punto di fusione può abbassarsi di molti gradi.
Se
ora compariamo il composto C2HCl5 da me ottenuto con
quello di Regnault derivato dal cloruro di etilene non possiamo a meno di
stabilirne l’identità ; poiché la differenza (5°) fra il punto di ebollizione e
quella fra le densità (1,66 e 1,71) sono attribuibili a ciò, che il mio
composto per la natura stessa della reazione in cui si forma deve essere in uno
stato di purezza maggiore; mentre quello di Regnault producendosi mischiato a
prodotti meno clorurati, e perciò a punto di ebollizione più basso, è naturale
che ne abbia ritenuto delle piccole quantità. Il modo poi di comportarsi di
queste due sostanze colla potassa alcoolica mette fuori di dubbio la loro
identità ; infatti il dinietilepentaclorurato quando è mischiato colla potassa
alcolica si riscalda, e si depone cloruro potassico formandosi protocloruro di
carbonio C2Cl4 come avviene col composto di Regneult.
Riguardo
poi all’etere idroclorico quadriclorurato, che
Regnault considera come isomero del liquido degli olandesi
triclorurato bisogna osservare che non fu mai ottenuto allo stato
puro, ed anzi Regnault dice nella sua memoria : la sostanza
che ho analizzato racchiudeva ancora una piccola quantità di etere idroclorico
triclorurato.[4]
E più oltre ! Così, sebbene non possa dire di avere
ottenuto l’etere idroclorico quadriclorurato allo stato di perfetta purezza, io
credo che le esperienze precedenti non possano lasciare dubbio sulla sua
esistema. E non è questa ch’io metto in dubbio, ma solo non so
scorgere altra differenza fra esso e gli altri composti sopracitati, se non
quella del diverso grado di purezza; ed ho fiducia che dalle esperienze
sopradescritte si possa conchiudere che non esiste se non un solo composto C2HCl5,
il quale può prodursi per tre diverse vie.
Questo
risultato non è privo di una certa importanza. Infatti uno de’ principi
fondamentali della teoria della costituzione dei composti organici, basata
sull’atomicità degli elementi ed in particolar modo sulla nozione della
tetroatomicità del carbonio, è quello che le quattro valenze dell’atomo del
carbonio hanno funzioni chimiche identiche, cosicché non è possibile se non che
l’esistenza di un solo cloruro di metile, di un solo alcole metilico ecc. Ora
l’esistenza d’isomeri per composti della formula C2HCl5
non può spiegarsi senza rinunziare all’idea della equivalenza delle quattro
affinità dell’atomo del carbonio. E questo era il solo esempio sin ora
conosciuto che si opponesse a tale idea generalmente adottata ; giacché tre
isomeri C2H4Br2 posto che realmente esistono,
si spiegano facilmente, senza bisogno di ammettere una differenza tra le
quattro affinità dell’atomo del carbonio, come crede Butlerow[5],
quando si suppongono le quattro valenze dell’atomo di questo elemento disposte
nel senso dei quattro angoli del tetraedro regolare : allora la prima
modificazione avrebbe i due atomi di bromo (o altro gruppo monovalente
qualsiasi) connessi allo stesso atomo di carbonio ; mentre nelle due altre
modificazioni ciascuno dei due atomi di bromo sarebbe legato con un atomo di
carbonio diverso, colla sola differenza che in uno dei casi i due atomi di
bromo sarebbero disposti simmetricamente, nell’ altro no. Ciò si rende ancor
più chiaro colle figure seguenti, nelle quali gli atomi di bromo sono
rappresentati come in a e b :


È
superfluo dire che questo non è altro che un modo di rappresentare i fatti, e
che tutte queste idee hanno bisogno di prove sperimentali.
Le
esperienze narrate non solo fanno sparire l’unico caso nel quale sarebbe stato
necessario di ammettere una diversittà fra le quattro valenze dell’atomo del
carbonio, ma sono un nuovo argomento che può concorrere insieme a molti altri
per dimostrare che le affinità del gruppo C2X6 sono
equivalenti. Infatti, che che ne sia delle esperienze di Hübner, si può
ammettere che il cloruro di etile biclorurato, il quale dà acetato potassico
per l’azione della potassa alcolica, abbia i tre atomi di cloro connessi col
medesimo atomo di carbonio, e che sia perciò identico al corpo della stessa
formola che si otterrebbe per 1’azione del percloruro di fosforo sul cloruro di
acetile, nel caso in cui si riuscissero a vincere le difficoltà sperimentali[6].
Ora trattando il clorale col percloruro di fosforo, nel composto C2HCl5
che si forma, resta non sostituito dal cloro quell’atomo d’idrogeno che nell’aldeide
CH3COH, da cui il clorale CCl3COH deriva, è connesso al
carbonio ossidato; mentre nel C2HCl5 ottenuto da Regnault
è appunto l’atomo d’idrogeno che è connesso al carbonio ossidato che è
sostituito pel primo; infatti quest’ultimo composto si forma dal cloruro di
etile biclorurato che può, per quanto si è detto sopra, considerarsi come un
derivato del cloruro di acetile.
Dunque
questi due atomi d’idrogeno connessi a due atomi di carbonio diversi, ma nelle
stesse condizioni l’uno relativamente all’altro, hanno funzioni chimiche
equivalenti, perchè danno origine ad un solo e medesimo C2HCl5.
Io credo che con una scelta di fatti convenienti si potrebbe riuscire a
dimostrare che le quattro affinità dell’atomo del carbonio sono equivalenti.
Le
spese di queste esperienze sono state fatte su fondi straordinari assegnati dal
ministro della pubblica istruzione al professore Cannizzaro per promuovere
ricerche scientifiche nel laboratorio dell’Università di Palermo.
[1] Comptes rendus, t. XLVI, p. 365
[2] Annalen der Chemie und Pfarmacie, B. CXXXIV, S. 55
[3] Bulletin de l’Académie Royale de Belgique, 2ème
série, t. XII, n. 11, e Annalen des Chimie und Pharmacie, B. CXX, S. 330
[4] Annales de Chimie et de Physique, 2ème
série, t. 71, p. 368
[5] Lehrbuch der organischen Chemie, deutsche
Ausgabe, p. 196
[6] L’isomeria di due composti C2H3Cl3,
che contengono i tre atomi di cloro connessi con lo stesso atomo di carbonio,
può spiegarsi solo ammettendo che le quattro affinità dell’atomo del car- bonio
siano differenti, e che inoltre le due valenze che si neutralizzano
scambievolmente siano di un ordine diverso. Però supponendo anche la
possibilità di un simil fatto , nel caso nostro non sarebbe applicabile, perchè
il dimetile , del quale tanto il cloruro di etile quanto l’ acido acetico
possono considerarsi come derivati, si forma dal congiungimento dei residui di
due molecole per- fettamente simili d’ioduro di melile.
Giorn.
Di Scienze Natur. Ed Econ. Vol. V
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