Introduzione alle "Memorie e altri scritti"
Emanuele
Paternò di Sessa è nato con la Rivoluzione del 1848, poichè aveva solo un mese
quando, il 12 gennaio 1848, scoppiò la rivolta in Sicilia, di cui suo padre fu
uno dei più ferventi protagonisti, insieme allo zio Emanuele Paternò di Sessa
ed a Antonino Kirkener, fratello di sua madre. Credo sia importante segnalare
questo fatto che dimostra come la partecipazione di tre membri di una stessa famiglia
ai moti del ’48 fosse un fatto eccezionale, indice della profondità delle radici
indipendentistiche nel tessuto della identità siciliana e famigliare.
D’altra parte dalla lettura delle sue memorie,
dallo studio, anche superficiale, degli avvenimenti che marcarono
gli anni ’48-50 in Sicilia, appare evidente che furono le classi più elevate,
aristocrazia, ambienti intellettuali, alta borghesia, che si opposero alla
dominazione borbonica. Sarebbe troppo lungo ed esulerebbe dal contesto di
questa nostra breve introduzione alle memorie di Emanuele Paternò di Sessa,
ritracciare in dettaglio, la storia secolare e drammatica dei tentativi di
indipendenza della Sicilia.
Con la fine del Regno Normanno, che i Siciliani
ritengono l’unico vero Regno di Sicilia, essi si sono sempre considerati in
seguito vittime della dominazione straniera. La data dei Vespri Siciliani, il
31 marzo 1282, è sempre restata nel subcosciente dei Siciliani come il primo
tentativo di riacquistare la loro completa indipendenza. A causa della
complessità etnico-culturale dell’isola, che costituisce la sua specificità, la
sua stessa posizione geografica che ha permesso sul suo suolo la fusione di
caratteristiche multiple, la Sicilia si consideri a parte non solo nel contesto
mediterraneo, ma anche in quello italiano.
Queste caratteristiche si sono mantenute nel corso
dei secoli e se alcune dinastie straniere sono state meglio accettate, mai i
Siciliani hanno rinunciato al sogno di una totale indipendenza. Ne fanno fede
le numerose rivolte che hanno sempre costellato la sua storia ; unico
momento per i Siciliani più favorevole fu la creazione del Regno di Sicilia
(1734 – 1816) che sanciva de facto e de iure la sovranità della Sicilia sotto
lo scettro di Carlo di Borbone (figlio di Filippo V di Spagna) che regnò, Re
unico di due Regni distinti, secondo il principio della doppia monarchia, con
due capitali, Napoli e Palermo, dove un Vicerè rappresentava il Sovrano.
Quando il Congresso di Vienna obbligò Ferdinando
I a tornare ad un solo Stato, il Regno delle Due Sicilie, i Siciliani non
esitarono a rivoltarsi nuovamente nel 1820, mettendo a capo della loro protesta
Ruggero Settimo.
Questo forte sentimento di indipendenza non si
assopì mai, tanto è vero che non solo il ‘48 fu vissuto come una libertà ed
indipendenza ritrovata, ma ancora ai giorni nostri, alla fine della seconda
guerra mondiale un movimento di indipendenza si fece giorno nell’isola, ma
presto si esaurì. A questo tentativo prese parte, come un secolo prima, un
altro membro della famiglia Paternò, il nipote diretto di Emanuele, Ludovico
Paternò, che rinunciò a proseguire l’avventura quando si rese conto che non
erano più sentimenti elevati di indipendenza e libertà, ma solo interessi
materiali, sostenuti da Mafia e Cosa nostra americana, ritornata in Sicilia nei
bagagli dell’esercito statunitense.
Il Congresso di Vienna, ripristinando il Regno
delle Due Sicilie, cioè un solo regno e non più due, provocò la rivolta del
1820, mentre per quasi un secolo, durante il Regno di Sicilia, l’isola aveva
vissuto un periodo di calma ed equilibrio, passando indenne attraverso la Rivoluzione francese e l’Impero
napoleonico.
La rivolta del 1848 non sfugge a questa
specificità. Esempio evidente è il fatto che il Tricolore adottato dai
rivoltosi portava nel suo centro l’emblema della Trinacria. D’altra parte i
moti che, in seguito a quelli di Sicilia, si manifestarono nel resto d’Italia,
Piemonte, Toscana, Roma Napoli, lo erano soprattutto contro i rispettivi
sovrani da cui le popolazioni volevano la promulgazione di una nuova
Costituzione. Non esisteva ancora un ben preciso disegno unitario, che si farà
giorno più tardi fino a divenire prioritario nel 1860 con la spedizione dei
Mille.
Per rivenire agli avvenimenti che ci interessano
è sintomatico che la fregata che salpò da Palermo il 23 aprile 1849, portando a
bordo il fiore dei protagonisti della rivolta (vedi Emanuele Paternò, Gli Ultimi episodi della rivoluzione
siciliana), portasse il nome di « Indipendenza » ed alberasse il
tricolore con la Trinacria.
Emanuele Paternò, che questi episodi conobbe solo
dai racconti dei genitori, ne fu tuttavia profondamente segnato ed essi
predominano e condizionano moralmente tutta la sua vita.
La sua indefettibile ammirazione per Garibaldi
non viene solo dal ruolo svolto dall’eroe dei Due mondi nell’accompimento
dell’Unità d’Italia, ruolo culminato nella spedizione dei Mille. Ma soprattutto
dal ricordo, circonfuso di tutta la magia che agli occhi di un giovane
adolescente di 12 anni ha comportato l’assistere all’imbarco ed alla partenza
dei Mille, che andavano a riconquistare la Sicilia : per lui esule
dall’età di 3 anni, era un miraggio che si trasformava in realtà. Volendo fare
dei paragoni storici e sentimentali, Emanuele Paternò di Sessa, in quella notte
del 6 Maggio 1860, era come il giovane signore del medio evo, che vedeva partire
il padre ed i suoi compagni per la Crociata in Terra Santa, senza poterli
accompagnare.
Le Memorie furono redatte nel 1906, molto tempo
dopo che questi drammatici avvenimenti erano oramai divenuti Storia. Tuttavia i
ricordi sono sempre vividi e chiari. Con emozione l’autore ci fa rivivere
l’esilio, prima in Piemonte, poi a Malta ed in fine in Egitto, dove visse con
grande dolore la morte del padre Giuseppe a soli 38 anni. Attraverso le
peripezie della sua famiglia, possiamo seguire il drammatico percorso di altri
esuli, alcuni dei quali furono più tardi, come l’autore stesso, protagonisti
della vita politica e scientifica dell’Italia unita.
La seconda parte delle sue memorie traccia la
storia del suo rinserimento nella vita normale con gli studi di fisica e
chimica, fino al conseguimento della laurea e del suo primo posto di Professore
universitario all’età di soli 24 anni. Ma di questo percorso universitario e
scientifico, anch’esso non privo di peripezie accenneremo in un prossimo
capitolo dedicato ai suoi scritti scientifici.
Abbiamo aggiunto a queste memorie inedite
frammenti dei suoi Diari politici, in parte già pubblicati negli « Scritti
e ricordi editi e inediti a cura di Domenico Marotta » sotto il patronato
dell’Accademia Nazionale dei XL, 1960, con l’aggiunta di una parte rimasta
inedita e riunita in 3 quaderni neri.
Infine, poichè una personalità fuori del comune
possa essere meglio conosciuta e compresa, abbiamo aggiunto alcuni scritti su
di lui, in occasione del suo settantacinquesimo anno di età, o del suo ritiro
dalla vita universitaria, per finire con alcune commemorazioni dopo la sua
morte. Commemorazioni spontanee perchè Emanuele Paternò lasciò chiaramente
scritto che rifiutava qualunque onoranza ufficiale.
Tuttavia
dopo una vita interamente dedita alla scienza e alla patria, come lui stesso ha
dichiarato, manca un ultimo riconoscimento, che sebbene postumo, dovrebbe
coronare degnamente una figura che fa onore non solo all’Italia, ma ancor più
ai Siciliani e alla Sicilia tutta : la traslazione della salma nel
Pantheon di Palermo.
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